EUR: palazzo dei congressi e ricevimenti
Nel dicembre del 1937 si stanno concludendo i primi concorsi per i principali edifici che andranno a comporre l’Esposizione Universale di Roma 1942, tra questi anche il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi che vede il progetto di Adalberto Libera proclamato vincitore nel febbraio del 1938. Di lì a poco verranno indette le gare per l’appalto relativo alla realizzazione. La linearità dell’iter è solo apparente. Al di là dell’enfasi della propaganda ufficiale, la relazione con cui nel marzo 1938 Federico Pinna Berchet chiede a Mussolini di essere sostituito nella carica di direttore generale dell’Esposizione denuncia una situazione piena di contraddizioni e incongruenze. Pinna Berchet segnala il muoversi “per tentativi, con la sola preoccupazione di far presto” nonché concorsi banditi senza conoscere le funzioni di alcuni edifici e le continue richieste di modifiche al Piano regolatore.
Bassanini vince l’appalto – cui avevano partecipato una ventina di importanti imprese italiane – per il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi nel 1938. Si tratta di un momento apicale della sua carriera, ma ben presto il costruttore si scontra in prima persona con le difficili dinamiche interne alla gestione della costruzione dell’E42 che rappresenta un’impresa economica di prim’ordine, richiedente un eccezionale impegno di mezzi e risorse da parte delle imprese coinvolte, non senza un’alta componente di rischio, considerati le poche informazioni fornite in sede di gara, le numerose modifiche richieste in fase di realizzazione e i tassativi, veloci tempi d’esecuzione. L’imprenditore racconta nel dettaglio i complessi problemi tecnici emersi rispetto alle fondazioni, risolti con l’aiuto di Danusso, e l’ingerenza di una DL che ha come unico obiettivo il chiudere il cantiere il prima possibile. Nonostante le grandi difficoltà, Bassanini consegna in sei mesi di attività frenetica il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi, ottenendo così dall’EUR l’affidamento diretto dei lavori di costruzione dell’edificio per la Mostra dell’agricoltura e delle bonifiche. Questo secondo palazzo, che avrebbe dovuto svilupparsi a semicerchio attorno alle sponde del lago, viene realizzato solo in minima parte a causa della carenza di materiali e manodopera e lasciato incompiuto nel 1942. Nel luglio 1941 ricevono il collaudo i lavori al rustico del Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi. La struttura dell’edificio è in cemento armato, con solai in laterocemento, tranne le colonne dell’atrio ricevimenti, che hanno un ruolo portante essendovi effettivamente appoggiato il solaio e la volta a crociera. Le lastre di marmo del rivestimento, ‘Statuario venato Bettogli’, sono poste in opera con giunti ‘a sorelle’ e alternate a lastre più sottili i cui ricorsi sono sfalsati rispetto alle precedenti. Le colonne sono alte 12 metri e assemblate con tre rocchi di granito bianco di Alzo. Superate le colonne, si accede al monumentale spazio dell’Atrio dei Ricevimenti, diviso in due parti, una esterna e l’altra interna, da una vetrata continua, alta 10 metri. Sessanta travi di 25 metri di luce, rivestite di stucco bianco modellato a disegni geometrici, caratterizzano il soffitto, sia interno che esterno. È in tutti questi dettagli, nella maestosità, nelle notevoli luci degli spazi liberi e nella ricchezza delle decorazioni che ci appare chiaro lo sforzo realizzativo affrontato dell’impresa. Testo di Rossella Locatelli
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